2 Tamburi a cornice
lamelledondolanti

taviano tammurria

Tammurria in concerto a Taviano (LE)
In occasione della Tradizionale Festa di Santa Lucia

Sabato 13 dicembre 2008
start ore 20.00

In occasione del Capodanno in concerto a Casarano (LE)
1 Gennaio 2009
start ore 01.00 Piazza Comunale

Tammurria

Come potete notare il blog ha cambiato impostazione, colori e alcuni contenuti. Il nero è stato abbandonato, con un po’ di nostalgia, ma con un sentimento di assoluto grazie a tutti coloro che lo preferivano. Un cambiamento che vuole indicare qualcosa di nuovo ma sempre nell’ambito della musica e di alcuni strumenti in uso nella musica popolare. In più dei contenuti liberi di carattere più personale.

L’autunno ormai inoltrato porta ogni anno con se una carica direi positiva. Dopo la calura e l’ozio tipici dell’estate passata a crogiolarsi a sole, nel migliore dei casi, l’autunno trasmette quel senso di voler fare, di voler modificare il normale scorrere degli impegni e degli interessi.

C’è chi si iscrive o cambia corso di studi o chi ancora rincorre gli anni scolastici fino alla vetta degli esami di maturità; chi cambia lavoro o vorrebbe qualcosa di diverso o di meglio, chi sottoscrive nuovi impegni musicali, artistici o sentimentali perchè no! Poi queste belle giornate ispirano ad un sano feedback dei volenterosi spiriti intraprendenti estivi lasciati in sordina forse con la consapevolezza appunto di uno riordino autunnale quando tutto si fa un po’ più limpido, terzo e vivido.

Dalle nostre parti qui in salento a dir il vero l’immancabile tramontana ha segnato già il passaggio verso i mesi freddi dell’anno ma si percepisce comunque la piacevolezza di un sole caldo di mezzogiorno. Qui tutto il mondo agricolo si è riattivato come ogni anno per il lavoro nelle vigne con la raccolta dell’uva. Dalle cinque del mattino fino a tardo pomeriggio si notano questi piccoli e grandi carri che occupanno le strade pieni di buon mosto. Ma soprattutto si nota, come non potrei ricordare, il lavorio della gente di campagna. La vite, con le sue increspature, i suoi nodi, segno del passaggio delle stagioni, la sua naturale statura quasi a misura d’uomo, segna questo periodo di settembre-ottobre, fino a spogliarsi del tutto per rimanere, quasi nuda, a dicembre, sicchè sembri quasi voler rintanarsi poi, nella fredda terra.

Capolino di queste giornate è sicuramente per tutti noi salentini la festa del vino del giorno di San Martino (patrono dei cornuti; va questo elemento lasciamolo un po’ da parte). L’11 di Novembre in tutto il Salento si festeggia il vino nuovo, dell’anno in corso. Si festeggia nel modi più tradizionali: stando con gli amici vicino a fuoco a cucinare e degustare. Ma anche andando per le strade di alcuni centri dove si festeggia il novello. Non può mancare il bicchiere, la carne arrostita e magari un po’ di caldarroste.

Interessante è la tradizione che si va consolidando anche per questa festa tra il novello e la musica popolare, la pizzica. A parte l’avvicinarsi di gruppi di musici anche non locali alle nostre zone in questo periodo per via del fatto che i festeggiamenti di San Martino sono tipici del salento e difficilmente si riscontrano, o si riscontravano dieci-venti anni fa in altre zone d’Italia, vi è un legame forse più che teorico soprattutto pratico tra novello e pizzica. Legame duvuto alla piacevolezza del focolare e del buon vino accompagnato a momenti di danze all’aperto che un po’ stemperano e rendono piacevole l’incalzare, purtroppo o a piacere, del freddo inverno che è alle porte. Senza nulla togliere ai momenti estivi indimenticabili quali i concertoni e i vari appuntamenti dei festival di musica popolare nel salento, un velo di calore diverso avvolge i giorni concomitanti la festa del vino novello.

Per ritornare a noi, anch’io nel mio piccolo mi sto preparando all’evento. Sia nell’ipotesi di un piacevole sorso di vino ma anche con nuovi tamburelli di lamelledondolanti. Mi sto concentrando su taglie piccole con la speranza che ci sia qualche nuova leva che voglia imparare ma comunque non mancano diametri grandi come questa tamorra che vedete qui sopra (40 cm). Senza contare, nel vero senso della parola, l’interesse per altri tipi di strumenti che in questi giorni mi attanaglia. Per dirne una vorrei assolutamente abbracciare lo studio della costruzione di un violino come da tempo mi sono ripromesso (e lo potete notare anche nelle pagine a fianco). Ora come ora aspettiamo con calma San Martino ed il vino novello. bye

Z. la B. non è una persona cattiva o maligna, men che meno con Merchius. Ci sono pensieri comuni a molta gente che difficilmente vengono esternati. Non in luoghi pubblici almeno. E viva la buona sorte ma tra loro due si è detto tanto e molti silenzi sono stati colmati proprio da questi piacevoli momenti senza alcuna parola…

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Chi fosse interessato può >contattarmiemilius923@hotmail.com

Un fulmine a ciel sereno. Un tuono leggero. Un battito di pioggia catenellina. Il gioco di forze che si sprigiona nel rendere i sonagli di un tamburello adatti all’armonia e alla conformità ritmica è un’esplosione di elementi ignoti a tutti. Anche a lamelledondolanti. Perciò non dò luogo mai a spiegazioni in tal senso.tensione
Molti mi hanno, anche con una colorazione giocosa e rassicurante, chiesto come si sia evoluta in questo breve anno la loro costruzione. Perdonatemi. Non è un gioco di parole che non voglio affrontare ne un segreto lontano. Forse riplende nel sole ogni volta che si suona un tamburello salentino e magari la notte in mezzo alle ronde viene sostituito dal più estroso o introverso dei tamburellisti di fiducia ma, le lamelle che difficilmente luccicano di luce propria difficilmente hanno un gran discorso da svolgere a loro discapito. E questo lo sa bene il mio maestro su tecniche di tamburello. Molto spesso è l’ultima parte di un tamburo che viene preparata. Molto spesso non ha senso la sua forma o il suo luccichìo. Ma molto più spesso si ricerca proprio quella sterzata sulla pellaccia per far rabbrividire gli astanti e i ballanti.

Siamo noi a non curarcene troppo e a far si che le ronde proseguano. Parlo da suonatore brillante adesso. Magari domani non tocchero’ il mio strumento e dimenticherò quello che ho detto e nelle ronde di quest’estate sarà un altro per me a scaldare la piazza prima del mattino roseo e fresco. Ma ci voglio essere!

Battiti di pellacce, battiti umidicci, battiti di piedi. La natura è vuota senza il suono del tamburello salentino. Lo si percepisce. Il caldo estivo. La calura. Il sale attaccato alla pelle di ritorno dal mare tanto da trattenere il sudore. La fame che passa in secondo piano e si trasforma in gioia vivida di non voler tornare a scapito delle gambe stanche di una giornata cominciata in senso opposto. I sonagli vengono dalla terra e dal fuoco. Sembrano i più calmi di tutto l’insieme del tamburello ma sono quelli che si muovono di più se ci fate caso. Vengono dalla meccanica pura come noi maschetti ma il loro suono e il loro modo di essere e quanto di più dolce e femminile ci possa essere.

Avete mai provato a seguire il corso di un fiume o a scalare una vetta? Io mai. Sono esperienze belle e estremamente difficili da organizzare. Avete dubbi su come portare avanti la vostra costruzione di sonagli? Partire da un martello e’ già un buon banco di prova. Riuscire a far ballare la taranta è un sibilo invece molto difficile.

Aspettando la strabiliante continuazione dell “… l’anticiclone delle Azzorre” vi faccio presente della nuova serie di appuntamente estivi di alcuni dei, a mio parere, più toccanti gruppi di musica popolare salentina del 2008 che io conosca.

Appuntamenti

In quest’ultimo periodo avevo intenzione di innovare i prodotti presenti nella pagina a fianco con un nuovo modello di Technical. D’inverno si lavora pochissimo sui tamburelli a causa del freddo. Ma le idee fioriscono e sono positive. Quello che vedete in basso, il Rounded Off, ha pochissime differenze rispetto al precedente ma significative. E’ presente in diametri da 25 e 30 cm. La caratteristica principale e innovativa sta nei sonagli. In più ha un telaio speciale e più indicato per i suoni alti e una decorazione nuova.

 

Alcune immagini del primo modello.

 

 

 

C’è da dire che l’innovazione sui sonagli è talmente lenta che va avanti dall’estate scorsa ed non vi sto qui a dire il come. Dipende dall’insieme del tamburo e da come viene suonato, ma il procedimento di finitura ha avuto significative modifiche che ho acquisito col tempo. Magari vi riporto qui alcune immagini del processo di costruzione relative sempre al Rounded Off.

 

 

 

 

 

 

In this last period I had intention to innovate the present products in the page to flank with a new model of Technical. Of winter it is worked least on the tamburelli because of the cold. But the ideas bloom and are positive. What you see low, the Rounded Off, has least differences regarding previous but the meaningful ones. There are in diameters from 25 and 30 cm. The main and innovative characteristic is in the sonagli. In more it has a special chassis and more indicated for the high sounds and one new decoration.

There is from saying that the innovation on the sonagli is so slow that goes ahead from the past summer and not is here to say like. It depends on with of the drum and from as it comes played, but the finish procedure has had meaningful modifications that I have acquired with the time. Even you bringing back here some images of the relative process of construction always to the Rounded Off.

Al di fuori di ogni confine politico e spirituale diamo uno sguardo al nostro passato di contadini e mercanti orientali. Un po’ di storia non fa mai male, rivincita sul selciato di briganti e pastori quali noi siamo e siamo sempre stati, illumina la mente di chi ha abbandonato questa terra senza approfondire le vere radici.

Brindisium. Otraentum. Ugentum. Sembra una filastrocca ricca di archetipi e di contraddizioni (e al di là di ogni correttezza latina).Si sente ancora lo scintillio delle lame e il fioco risolversi dell’irato fendente di luce blu.

Otranto la lasciamo per ultima data la sua massima importanza.

Nel lontano 1991, anno di stupore internazionale nei confronti della città di Brindisi, tutti noi giovani, possiamo ricordare vivamente l’esodo degli albanesi dalla loro madrepatria verso la Puglia. Carichi di speranza giunsero sulle nostre rive a bordo di trabiccoli arruginiti che nulla avrebbero potuto restituire, neanche al “Mare Nostrum”. E giunsero proprio qui, a Brindisi, attracco delle mille speranze.

Perchè non ad Otranto? Ve lo siete mai chiesti? Ad Ugento? Non sia mai! Sarebbero stati spartiti tra venti e fondali. Eppure conoscevano bene il lungo fiume d’acqua favorevole che si interpone tra Patrasso e le coste Ioniche della Calabria. Ma la scelta era dettata dalla fretta e dalla tecnica pura della sopravvivenza.

In quegli anni, per chi non se lo ricorda, vivevamo forse la più schifosa e meschina guerra di religione che ha conosciuto il nostro ultimo scorcio di fine cinquantennio. Chi è giovinciello, ripeto, non dimenticherà mai lo sventramento di Sarajevo, città avvolta in una bellissima vallata all’interno delle montagne (bosniache?). Una pellicola ne dà la cruda ma vera testimonianza quale “Underground”.

Ricordo benissimo le prime agitazioni studentesche del 1992 a Brindisi in favore della pace, ma io, come tutta la gang, allora ero apolitico, centrista e menefreghista.

Gli Albanesi, popolo dai forti legami famigliari, anche per via delle loro comunità d’oltre mare, scelsero di lasciare la propria terra che nulla più gli poteva offrire e che nulla gli avrebbe offerto neppure dopo… se non il lavoro dei campi che nessuno voleva, ne dottori ne mercanti e men che meno gli allevatori di bestiame. C’era poi l’incombenza del protettorato Nato e chi, a ragion veduta, non avrebbe rifiutato! si vedeva lontano un miglio che non avevano neanche la possibilità di mettere piede fuori dalla loro terra da millenni. Non erano gente di mare e i loro trabiccoli lo hanno dimostrato. La sola parola che sapevano dire, appena giù nel porto, fu: “Vittoria! L’aquila c’è l’ha fatta a svernare”. Gli mancava però il segno di riconoscimento, il biglietto di viaggio e il documento di sbarco.

Voi vi starete chiedendo immancabilmente il perchè, perchè non hanno scelto la “Porta ad Oriente”, il vessillo di sicurezza, il dado magico. Non vi state a preoccupare. Sapevamo tutti che stavano arrivando quella notte. “La disperazione impone dei doveri e l’infelicità può essere preziosa”. Nulla avrebbero nascosto nel taschino sinistro della loro giacca come accompagnamento per i loro cari nei viaggi futuri di ritorno alla casa dei padri, se non una foto.

“Brindisium allora, e presto! Partiamo che lo stretto è sempre il più agitato dell’Adriatico”.

In uno dei miei tanti viaggi mi è stata mossa un ineffabile obiezione: – Ma perchè Otranto ha una linea marittima che fa ridere i polli? Eppure sarebbe un bel proseguio della nostro viaggio turistico giù nel vostro bel Salento per poi imbarcarci verso la Grecia! – E io lì muto come un pesce. E poi, guardando ad est risposi: – Ma Lecce non la conoscete? Lì tra porta Napoli e porta Rudie… proseguite verso gli Archi vi troverete nella piazza centrale. C’è una colonna. Quello lassù è il nostro patrono che sta ad indicare che solo due uomini possono passare oltre e sono i pescatori esperti e i mercanti d’arte con i loro lasciti.

Ed essi, arroventati dalla conoscenza ma memori del loro ticket di viaggio, cedettero e mi risposero che sarebbero partiti sicuramente da Brindisi.